LA MATRICE DELLE TECNICHE FORMATIVE

Le posture del formatore

Riguardo alle metodologie didattiche utilizzate nella formazione abbiamo l’imbarazzo di scegliere tra un’inossidabile esercitazione di gruppo o un più sfidante role play, una tranquilla lezione frontale o un coinvolgente team building. Come scegliere allora? Quale andrà meglio per il nostro cliente?

grafico tecniche

Abbiamo pensato di raggruppare le tecniche più note e gli approcci più funzionali per agevolarne la scelta. A questo vuole rispondere la matrice delle tecniche di formazione  nata dall’esperienza e dal confronto con formatori esperti. Il raggruppamento delle tecniche perciò è inevitabilmente frutto di una valutazione soggettiva. Abbiamo costruito la matrice attorno a due assi : il primo considera l’approccio utilizzato, da quello prevalentemente teorico e cognitivo a quello più concreto ed esperienziale. Il secondo asse tiene conto invece dell’intenzione prevalente della formazione: sviluppare un atteggiamento strategico o nutrire una visione più ispirata? Le quattro aree generate attorno ai due assi evidenziano il senso della formazione adottata. Se associamo l’approccio cognitivo ad un obiettivo strategico la formazione avrà un’impronta prevalentemente “informativa”, privilegia cioè il trasferimento di informazioni, di conoscenze, di strumenti. Incrociando invece l’approccio cognitivo con un intento ispirazionale emerge un’area che abbiamo definito “conformativa” visto che la formazione in quel caso ha lo scopo di spingere le persone ad adeguarsi e conformarsi ai valori e a sentirsi parte dell’azienda. Allo stesso modo se consideriamo l’incrocio dei due assi, ispirazionale ed esperienziale, emerge un’area “trasformativa” che è appunto lo scopo di quel tipo di formazione, orientato alla crescita personale, alla scoperta del sé e alla trasformazione dei significati profondi. L’ultimo quadrante infine associa un approccio esperienziale ad un proposito strategico; è l’area “performativa” laddove la formazione realizzata principalmente con esercitazioni vuole allenare le persone ad agire nuovi comportamenti più performanti e a modificare le loro strategie. Lo scopo di questi raggruppamenti è sostanzialmente pratico e intende fare chiarezza sugli strumenti che il formatore utilizza in funzione degli obiettivi del cliente e dell’approccio metodologico nella formazione. Queste quattro aree influenzano anche la postura e lo stile del formatore in aula. 

Nella matrice possiamo ora introdurre le diverse tecniche utilizzate. L’inserimento di una tecnica in uno o più quadranti segue il criterio, ovviamente soggettivo, della prevalenza. La medesima tecnica infatti può essere collocata in più quadranti, ad esempio un team building può trovarsi nell’area “conformativa” quando l’obiettivo principale della formazione è sviluppare l’appartenenza, può collocarsi nell’area “performativa” se lo scopo prevalente è il cambiamento comportamentale.

grafico posture

La “matrice delle tecniche di formazione” illustra le “diverse posture” che il formatore assume in relazione alle tipologie di formazione adottate. Nel primo quadrante in basso a sinistra, nell’area informativa (sviluppo delle competenze) al formatore in aula è richiesto di solito un atteggiamento che definiamo da “esperto”, una postura che trasmetta sicurezza, competenza, padronanza di qual che spiega. Nel secondo quadrante, nell’area conformativa (valori e appartenenza) il formatore dev’essere in grado di persuadere e coinvolgere le persone ad accogliere e vivere i valori aziendali, a sentirsi parte dell’azienda, del gruppo. Deve essere quindi un buon “motivatore”. Nel terzo quadrante, nell’area trasformativa (crescita personale) le persone sono alla ricerca di risposte individuali per conoscere sé stessi e il senso profondo della loro esperienza e c’è bisogno di un formatore che sia un “maestro” di vita in cui riporre piena fiducia ed al quale affidarsi. Del tutto diversa infine è la postura richiesta al formatore nel quarto quadrante, nell’area performativa (spinta al cambiamento) che lavora con le persone per migliorare le loro performances, modificarne i comportamenti, le strategie. Qui c’è bisogno di un “allenatore” che sappia ingaggiare e far lavorare il gruppo, non a caso qui si parla di palestre formative. Il trainer allenatore, a differenza degli altri, non possiede di solito caratteristiche particolari. Lo si riconosce solo quando, in aula, fa lavorare il gruppo con le esercitazioni, i feedback, le ripetizioni, proprio come in palestra, instancabile e sempre concentrato sul contenuto. 

Di fronte alla grande diffusione della formazione a distanza e di quella digitale si sta sviluppando un’ulteriore postura, quella del “form-attore” più affine all’intrattenitore capace di coordinare un’equipe tecnica, di utilizzare strumenti digitali, di scegliere tempi, ritmi e inquadrature, di allestire scenografie e colonne sonore: la formazione in presenza si trasforma quindi in edutainment.